Nel panorama contemporaneo della sostenibilità, il concetto di “circolarità” è diventato un pilastro imprescindibile. Viene citato costantemente in associazione a valori quali la rigenerazione delle risorse, la responsabilità d’impresa, la competitività sistemica e la resilienza del valore. Tuttavia, il rischio concreto è che la circolarità rimanga confinata in una “bolla lessicale”, un’etichetta suggestiva ma priva di sostanza operativa.
Perché la circolarità si traduca in un vantaggio competitivo reale, occorre porsi una domanda fondamentale: come possiamo trasformare un principio in una variabile misurabile e oggettiva?
La spinta normativa: verso il regolamento Ecodesign
L’attuale scenario legislativo europeo sta imponendo un cambio di marcia decisivo. Il nuovo Regolamento UE sull’Ecodesign (ESPR – Ecodesign for Sustainable Products Regulation) segna la fine dell’era delle dichiarazioni generiche. La norma introduce requisiti stringenti sulla progettazione sostenibile e circolare anche mediante il Passaporto Digitale del Prodotto (DPP): lo strumento attraverso cui le imprese dovranno dimostrare, dati alla mano, le proprie performance ambientali.
Non siamo più di fronte a un’adesione volontaria, ma a un obbligo di trasparenza che richiede un radicale salto culturale. La circolarità non si dichiara: si misura e si comunica.
Qualità vs quantità: la metodologia come bussola strategica per le scelte
Il dibattito sulla misurazione si gioca sulla distinzione tra approccio qualitativo e quantitativo. Sebbene il primo sia fondamentale per ispirare e costruire una visione d’insieme, è solo il secondo a permettere il governo dei processi:
- Dalla narrazione alla validazione: laddove la qualità descrive un’intenzione, la quantità certifica un risultato.
- Dall’ispirazione alla pianificazione: un dato numerico consente di stabilire KPI (Key Performance Indicators) precisi, trasformando la sostenibilità in un obiettivo aziendale misurabile come il fatturato o l’EBITDA.
- Dalla conformità alla strategia: un approccio analitico permette di confrontare scenari progettuali diversi (Life Cycle Thinking), scegliendo quello che massimizza l’efficienza materica e riduce al minimo gli impatti.
Adottare una prospettiva quantitativa significa dotarsi degli strumenti per rispondere alle sfide del mercato globale. Misurare significa analizzare criticamente come ogni componente, dalla materia prima alla gestione del fine vita, contribuisca alla creazione di valore condiviso. È una sfida che attraversa trasversalmente l’organizzazione, coinvolgendo l’R&D, il procurement, il marketing e la logistica.
Un buon punto di partenza per le aziende è iniziare a svolgere una Gap Analysis ESPR per comprendere lo stato dell’arte e valutare le azioni successive da intraprendere.
Verso una grammatica universale: il quadro normativo tecnico
Per evitare la frammentazione, il mercato sta convergendo verso standard internazionali che garantiscano l’interoperabilità dei dati e la confrontabilità delle performance.
- UNI TS 11820: Il metodo nazionale italiano che fornisce un set completo di indicatori per misurare l’uso circolare delle risorse nelle organizzazioni.
- ISO 59020: Lo standard internazionale che stabilisce i requisiti e le linee guida per la misurazione e la valutazione della circolarità nei sistemi economici.
- ISO 59040 (Product Circularity Data Sheet): In fase di definizione, questa norma sarà fondamentale per strutturare lo scambio di informazioni sulla circolarità lungo tutta la supply chain.
Conclusioni: verso un’evoluzione anche culturale prima che tecnica
La circolarità non è un traguardo statico, ma un processo di evoluzione continua. Il vero cambiamento sistemico avverrà quando le aziende smetteranno di considerare le norme come semplici vincoli burocratici di compliance e inizieranno a interpretarle come leve di innovazione. Misurare la circolarità significa, in ultima analisi, imparare un nuovo linguaggio per decodificare la complessità del nostro tempo e progettare prodotti e modelli di business capaci di durare nel futuro per la salvaguardia delle risorse che impieghiamo.