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Misurare la circolarità: oltre la narrazione

by capcon.user 12 Gennaio 2026
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Nel panorama contemporaneo della sostenibilità, il concetto di “circolarità” è diventato un pilastro imprescindibile. Viene citato costantemente in associazione a valori quali la rigenerazione delle risorse, la responsabilità d’impresa, la competitività sistemica e la resilienza del valore. Tuttavia, il rischio concreto è che la circolarità rimanga confinata in una “bolla lessicale”, un’etichetta suggestiva ma priva di sostanza operativa.

Perché la circolarità si traduca in un vantaggio competitivo reale, occorre porsi una domanda fondamentale: come possiamo trasformare un principio in una variabile misurabile e oggettiva?

La spinta normativa: verso il regolamento Ecodesign

L’attuale scenario legislativo europeo sta imponendo un cambio di marcia decisivo. Il nuovo Regolamento UE sull’Ecodesign (ESPR – Ecodesign for Sustainable Products Regulation) segna la fine dell’era delle dichiarazioni generiche. La norma introduce requisiti stringenti sulla progettazione sostenibile e circolare anche mediante il Passaporto Digitale del Prodotto (DPP): lo strumento attraverso cui le imprese dovranno dimostrare, dati alla mano, le proprie performance ambientali.

Non siamo più di fronte a un’adesione volontaria, ma a un obbligo di trasparenza che richiede un radicale salto culturale. La circolarità non si dichiara: si misura e si comunica.

Qualità vs quantità: la metodologia come bussola strategica per le scelte

Il dibattito sulla misurazione si gioca sulla distinzione tra approccio qualitativo e quantitativo. Sebbene il primo sia fondamentale per ispirare e costruire una visione d’insieme, è solo il secondo a permettere il governo dei processi:

  1. Dalla narrazione alla validazione: laddove la qualità descrive un’intenzione, la quantità certifica un risultato.
  2. Dall’ispirazione alla pianificazione: un dato numerico consente di stabilire KPI (Key Performance Indicators) precisi, trasformando la sostenibilità in un obiettivo aziendale misurabile come il fatturato o l’EBITDA.
  3. Dalla conformità alla strategia: un approccio analitico permette di confrontare scenari progettuali diversi (Life Cycle Thinking), scegliendo quello che massimizza l’efficienza materica e riduce al minimo gli impatti.

Adottare una prospettiva quantitativa significa dotarsi degli strumenti per rispondere alle sfide del mercato globale. Misurare significa analizzare criticamente come ogni componente, dalla materia prima alla gestione del fine vita, contribuisca alla creazione di valore condiviso. È una sfida che attraversa trasversalmente l’organizzazione, coinvolgendo l’R&D, il procurement, il marketing e la logistica.

Un buon punto di partenza per le aziende è iniziare a svolgere una Gap Analysis ESPR per comprendere lo stato dell’arte e valutare le azioni successive da intraprendere.

Verso una grammatica universale: il quadro normativo tecnico

Per evitare la frammentazione, il mercato sta convergendo verso standard internazionali che garantiscano l’interoperabilità dei dati e la confrontabilità delle performance.

  • UNI TS 11820: Il metodo nazionale italiano che fornisce un set completo di indicatori per misurare l’uso circolare delle risorse nelle organizzazioni.
  • ISO 59020: Lo standard internazionale che stabilisce i requisiti e le linee guida per la misurazione e la valutazione della circolarità nei sistemi economici.
  • ISO 59040 (Product Circularity Data Sheet): In fase di definizione, questa norma sarà fondamentale per strutturare lo scambio di informazioni sulla circolarità lungo tutta la supply chain.

Conclusioni: verso un’evoluzione anche culturale prima che tecnica

La circolarità non è un traguardo statico, ma un processo di evoluzione continua. Il vero cambiamento sistemico avverrà quando le aziende smetteranno di considerare le norme come semplici vincoli burocratici di compliance e inizieranno a interpretarle come leve di innovazione. Misurare la circolarità significa, in ultima analisi, imparare un nuovo linguaggio per decodificare la complessità del nostro tempo e progettare prodotti e modelli di business capaci di durare nel futuro per la salvaguardia delle risorse che impieghiamo.

12 Gennaio 2026 0 comments
GAP-Analysis-ESPR
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Verso il Regolamento Ecodesign la Gap Analysis

by capcon.user 7 Gennaio 2026
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L’avvento del regolamento ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation) segna il tramonto definitivo dell’approccio puramente estetico o funzionale al design tradizionale. Non siamo semplicemente di fronte a un nuovo paradigma normativo, ma alla nascita di una nuova ontologia industriale. La Commissione UE, attraverso l’Articolo 5, non chiede più soltanto prodotti “meno impattanti”, ma esige beni che siano intrinsecamente portatori di valore rigenerativo.

In questo scenario, il prodotto smette di essere un’entità isolata per diventare un nodo fluido all’interno di un ecosistema interconnesso. Se il Digital Product Passport (DPP) funge da “sistema nervoso” — trasportando le informazioni essenziali lungo la catena del valore — l’Ecodesign ne rappresenta il codice genetico. Progettare oggi significa scrivere questo codice in modo che ad esempio durabilità, riparabilità e disassemblaggio non siano accessori, ma elementi fondanti del profitto e della resilienza aziendale.

La GAP Analysis: un’architettura di valutazione Strategica

Per governare una transizione di questa portata, la reattività non è sufficiente; serve una visione proattiva che trasformi la complessità in una mappa di opportunità. La GAP Analysis ha l’obiettivo di decodificare gli obiettivi e requisiti delle direttive europee per tradurla in una lettura dello stato dell’arte e strategia d’impresa chiara, dinamica e scalabile.

Non si tratta di una fotografia ma di un processo di scouting progettuale che agisce su più livelli:

  1. Analisi del metabolismo materico: andare oltre la semplice scelta dei materiali. Valutare come la materia possa “fluire” attraverso i cicli produttivi, riducendo la dipendenza dalle risorse vergini e anticipando le restrizioni chimiche che verranno introdotte dagli atti delegati settoriali.
  2. Sincronizzazione dei sistemi dati: La conformità al DPP richiede che il dato venga trattato come una vera e propria materia prima. E’ essenziale verificare la capacità dell’azienda di generare, gestire e trasmettere informazioni trasparenti, garantendo che l’infrastruttura digitale sia pronta a dialogare con gli standard internazionali e i requisiti di mercato.
  3. Ingegnerizzazione della durabilità: la sfida è passare dalla “vendita del possesso” alla “garanzia della funzione”. Le aziende devono avviare un percorso per ripensare l’architettura dei loro prodotti affinché possano essere mantenuti, aggiornati e rigenerati, creando nuovi flussi di reddito legati ai servizi e alla gestione dei cicli di vita estesi.

Il Design come Atto di Responsabilità Economica

Affrontare la GAP Analysis verso l’ESPR significa sbloccare il potenziale valore inespresso della propria filiera. Le aziende che scelgono oggi di mappare i propri scostamenti rispetto ai futuri standard europei non stanno solo mitigando un rischio di non-compliance; stanno costruendo un vantaggio competitivo basato sulla fiducia radicale e sull’efficienza sistemica.

La transizione ecologica non è un processo che si può gestire con vecchi strumenti. Richiede una sintesi tra rigore scientifico e creatività strategica. L’obiettivo per ogni azienda è di guidare il proprio cambiamento, assicurandosi che ogni scelta di ecodesign diventi una leva di competitività per un’economia più solida, trasparente e, soprattutto, capace di prosperare entro i limiti planetari.

In un mercato che non accetta più dichiarazioni d’intento, la misurazione e l’analisi preventiva diventano l’unica vera moneta di scambio per garantire rilevanza, credibilità e valore nel tempo.

7 Gennaio 2026 0 comments
Circolarità ed economia circolare del fashion
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Circolarità del fashion: dal JRC arriva il rapporto del 3rd milestone

by capcon.user 16 Dicembre 2025
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La pubblicazione dell’ultimo rapporto del Joint Research Centre (JRC) “Preparatory study on textiles for product policy instruments“, di Dicembre 2025 segna una tappa fondamentale nella definizione dei futuri requisiti di ecodesign per il settore tessile. Il documento non si limita a mappare l’impatto ambientale, ma delinea una vera e propria architettura tecnica su cui poggerà il Regolamento ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation).

La ridefinizione del “capo durevole”: oltre la robustezza fisica

Il JRC identifica la robustezza come la leva tecnica principale per estendere la vita utile dei prodotti e ridurre la pressione produttiva. Tuttavia, emerge una riflessione necessaria: la robustezza fisica, pur essendo una condizione imprescindibile, non garantisce da sola la longevità di un capo, la quale resta legata a variabili estetiche e di consumo. Per oggettivare questa dimensione, viene proposto un sistema di punteggio da 0 a 10 basato su parametri:

  • Stabilità dimensionale e spirilità: per contrastare deformazioni post-lavaggio.
  • Resistenza meccanica: focalizzata su trazione, strappo, abrasione e pilling.
  • Solidità cromatica: per garantire l’integrità estetica nel tempo.

Riciclabilità e materiali secondari: una sinergia obbligata

Un dato emerge con forza: l’estrazione e la produzione di materie prime vergini rappresentano oltre il 60% dell’impatto ambientale totale del ciclo di vita. Per invertire questa tendenza, il JRC propone due strategie simbiotiche:

  • Incremento della riciclabilità (D02): focalizzata sulla semplificazione materica (preferenza per i monomateriali) e sulla facilità di disassemblaggio di componenti non tessili come bottoni e cerniere.
  • Contenuto di riciclato (D03): l’introduzione di soglie minime obbligatorie, differenziate per tipologia di fibra. Se per il poliestere si ipotizzano target ambiziosi (fino al 30%), per il cotone le soglie restano inizialmente più basse (5%) per non compromettere la robustezza fisica del prodotto.

Carbon Footprint e Impatto Ambientale Ridotto

Questo è il punto di convergenza di tutte le strategie precedenti. Il JRC chiarisce che l’efficienza materica deve tradursi in una riduzione misurabile dell’impatto ambientale e della Carbon Footprint.

Misurabilità: Non basta dichiarare un risparmio; serve un calcolo basato su metodologie PEF (Product Environmental Footprint) che consideri l’intero ciclo di vita.

Riduzione alla fonte: L’obiettivo spinge verso processi produttivi a bassa intensità energetica e l’eliminazione di inefficienze nella filiera, rendendo la decarbonizzazione un requisito di mercato imprescindibile.

La tracciabilità digitale come pre-requisito

Il rapporto chiarisce che nessuna strategia di circolarità sarà attuabile senza un’infrastruttura dati solida. Il Digital Product Passport (DPP) emerge come lo strumento cardine per comunicare in modo veritiero la “riciclabilità tecnica” e il contenuto di materiali secondari, contrastando i rischi di greenwashing tramite catene di custodia certificate.

Infine, il documento affronta la complessità della chimica tessile. Con circa 15.000 sostanze utilizzate, la presenza di “inquinanti perenni” (PFAS) o metalli pesanti rappresenta oggi il principale ostacolo alla creazione di flussi di riciclo sicuri. La riflessione si sposta dunque verso requisiti di prestazione che limitino drasticamente le concentrazioni di sostanze che impediscono la circolarità.

Conclusioni

Il rapporto JRC ci consegna una visione del tessile dove la sostenibilità non è più un attributo narrativo, ma una variabile ingegneristica misurabile in modo quantitativo. Le aziende sono chiamate a un salto culturale: progettare oggi significa non solo guardare alla funzione e all’estetica, ma anticipare il fine vita del prodotto, garantendo trasparenza e integrità in ogni singolo legame chimico e fibra utilizzata.

16 Dicembre 2025 0 comments
Marco_Capellini_Camera-dei-Deputati-Montecitorio
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Design e circolarità: strategie e strumenti per l’Impresa verso il Regolamento ESPR

by capcon.user 21 Dicembre 2024
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Il panorama industriale europeo sta attraversando una fase di transizione normativa senza precedenti. In questo scenario, venerdì 20 dicembre 2024, la prestigiosa cornice della Sala Stampa di Montecitorio presso la Camera dei Deputati ha ospitato l’incontro “Design & circolarità: gli strumenti per le imprese“. L’evento ha rappresentato un momento di sintesi fondamentale tra istituzioni, accademia e mondo professionale per definire le traiettorie della sostenibilità competitiva.

Il ruolo centrale dell’Ecodesign e del Regolamento ESPR

Durante il suo intervento, Marco Capellini ha delineato i pilastri della progettazione circolare, ponendo l’accento sul nuovo Regolamento UE sull’Ecodesign per i Prodotti Sostenibili (ESPR).

Capellini ha presentato strumenti avanzati di misurazione della circolarità, sottolineando come l’adozione di metriche scientifiche e di strategie di mentoring sia essenziale per trasformare i vincoli normativi in vantaggi competitivi. La capacità di misurare oggettivamente il grado di circolarità di un prodotto è oggi il pre-requisito per accedere ai mercati internazionali e per rispondere alle richieste di trasparenza dei consumatori e degli investitori.

Il dibattito, arricchito dal contributo di autorevoli relatori, ha fatto emergere una criticità sistemica: la necessità di accompagnare le Piccole e Medie Imprese (PMI) lungo percorsi di innovazione che non siano onerosi, ma abilitanti. Il quadro legislativo comunitario, caratterizzato da norme di prossima attuazione, punta con decisione verso una progettazione sostenibile “by design”.

Per le eccellenze del Made in Italy, la circolarità rappresenta la nuova frontiera della qualità. Coniugare l’estetica e la funzionalità tipiche della produzione italiana con i principi dell’economia circolare significa preservare il valore delle risorse e ridurre l’impronta ambientale del sistema Paese, rafforzando al contempo la resilienza delle catene di fornitura.

Road map 2025: un piano d’azione per il futuro

L’incontro di Montecitorio non è stato un evento isolato, ma l’atto costitutivo di un piano di lavoro strategico che si dipanerà per tutto il 2025. L’obiettivo è creare una rete di supporto tecnico e culturale, attraverso una serie di progetti mirati che forniscano alle PMI gli strumenti operativi per navigare le complessità della transizione ecologica.

All’evento hanno partecipato figure chiave del panorama politico, diplomatico e scientifico, a testimonianza della trasversalità del tema:

  • On. Fabio Porta e On. Christian Diego Di Sanzo (Deputati): Hanno evidenziato l’importanza del supporto legislativo e della rappresentanza delle istanze produttive nelle sedi decisionali.
  • Andrea Canepari (Ministero degli Affari Esteri): Ha discusso la dimensione internazionale della sostenibilità come strumento di promozione del Sistema Paese.
  • Marco Capellini (studio Marco Capellini e consulente esperto di circolarità): Ha curato l’approfondimento tecnico sulle strategie di circolarità.
  • Sabrina Lucibello (Sapienza Università di Roma): Ha apportato la visione accademica sulla ricerca applicata al design e ai nuovi materiali.
  • Gaetano Fausto Esposito (Centro Studi Tagliacarne): Ha analizzato l’impatto economico della transizione sulle Camere di Commercio.
  • Gianni Lattanzio (Ambientevivo): Ha focalizzato l’attenzione sulla responsabilità sociale e ambientale dell’impresa.

Questo percorso comune segna un passo decisivo verso un’economia dove il design non è solo forma, ma lo strumento primario per garantire un futuro rigenerativo alle imprese italiane.

21 Dicembre 2024 0 comments
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100 leader per il pianeta

by capcon.user 28 Giugno 2023
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100 leader per il pianeta, fondamenti per il nuovo paradigma eco-energetico è il convegno che si è tenuto lo scorso 26 giugno 2023 a Roma, nella meravigliosa sala della Regina presso Palazzo Montecitorio Camera dei Deputati.

Oltre a prestigiosi relatori del mondo politico e scientifico, al convegno è intervenuto anche l’arch. Marco Capellini per parlare di innovazione materica e scenari di mercato verso nuovi modelli di Economia circolare.

Durante il suo intervento, l’architetto Marco Capellini ha evidenziato come il futuro della sostenibilità risieda nelle scelte consapevoli che facciamo.

“Non si tratta più soltanto di ridurre l’impatto ambientale, ma di progettare soluzioni di materiali e prodotti che siano intrinsecamente rigenerative e rivolte all’economia circolare. L’innovazione materica, secondo è il motore che permette di trasformare gli scarti in risorse preziose, riducendo la dipendenza dalle materie prime vergini e ottimizzando i cicli produttivi.” dichiara Capellini.

In merito alla consapevolezza aziendale e gli scenari di mercato, è emerso chiaramente come la sostenibilità non sia più un costo da sostenere, bensì un asset strategico fondamentale. Le aziende che oggi investono in innovazione materica e circolarità si posizionano come pionieri in un mercato globale che premia sempre più la trasparenza dei processi e la rigenerazione delle risorse, rendendo la propria filiera più resiliente alle crisi degli approvvigionamenti.

Inoltre sull’urgenza del cambio di mentalità è emerso come il passaggio da un’economia lineare a una circolare richiede, prima di tutto, un cambio culturale radicale: smettere di guardare all’oggetto a fine vita come a un rifiuto e iniziare a considerarlo come un deposito di energia e materia ancora disponibile. Solo attraverso questa nuova lente la decarbonizzazione potrà diventare un traguardo concreto e non solo una dichiarazione di intenti.

Il convegno ha confermato che la sfida della decarbonizzazione e della gestione efficiente delle risorse richiede una leadership diffusa. L’integrazione tra competenze scientifiche, visione architettonica e politiche lungimiranti è l’unica via percorribile per costruire un ecosistema produttivo capace di prosperare in armonia con i limiti planetari.

28 Giugno 2023 0 comments

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